Ha l’aria di un’epopea il quarto film di Strippoli, diviso in capitoli, ciascuno dedicato ai componenti della famiglia Colonna, dalla prima vittima alla prima carnefice. 1999: insieme al marito Walter (Adriano Giannini), Anna veste tutta Bari che si affaccia al nuovo millennio. Stimata e riverita nella sua lussuosa casa bianca che rifrange la luce accecante del sud Italia, ha un rimpianto cioè una carriera da attrice impedita dai genitori. Così costringe la figlia piccola Alice ad affrontare provini per pubblicità girate da grandi autori del cinema. Ma accade un incidente e nella cappella dell’ospedale Anna incontra una misteriosa donna in trench, lasciva e lunatica (Valeria Bruni Tedeschi), che le insegna che tutto ha un prezzo: una vita per una vita.
La seconda estranea del Concorso è proprio lei, la strega spietata e dispettosa che vessa la famiglia di Anna, interpretata da Jasmine Trinca, al secondo ruolo da protagonista insieme a Succederà questa notte, sempre in gara. Dalla Bari del 1999 alla Roma del 2026: Anna e Alice (Romana Maggiora Vergano) ripercorrono il passato, un segreto viene svelato e su un palazzo che si affaccia su Termini, sotto una pioggia scrosciante e apocalittica avverrà la resa dei conti.
Il sacrificio è un topos caro tanto alla mitologia quanto all’horror e di nuovo Strippoli se ne serve ne L’estranea. Tanti ritornelli: a partire da quelli letterali, cioè la filastrocca che Anna insegna ai figli piccoli per allontanare il dolore e il suo pensiero, ne riecheggiano molti altri dall’intera filmografia del regista, esile perché giovane ma allo stesso tempo proficua e di grande valore, nonostante l’età anagrafica e i tempi che corrono. Vetrate coloratissime, cieli plumbei, inquadrature centrate su navate di chiese vuote e inquietanti, corridoi attraenti e spaventosi, campagne e ville del sud che bruciano. Torna Vergano, che ha diretto ne La valle dei sorrisi (2025) e con lei una fissazione, forse il più ingombrante tra i ritornelli: la genitorialità.
Agamennone è il padre di Ifigenia eppure è disposto ad ucciderla affinché le sue flotte affrontino un buon viaggio verso Troia e la sua celebre guerra. E coppie degne di questa, che è a dir poco secolare, sono il padre e il figlio di Piove (2022) e de La valle dei sorrisi. Gli adulti sono padri e madri che temono i figli che mettono al mondo, e ne sono anche disgustati. I genitori, che per maturità dovrebbero essere i possessori di una verità, di una cura, rappresentazione di un riparo, sono pronti a sacrificare quei figli per se stessi e anche per l’umanità. Per questo si trovano a lottare tra loro alla fine, perché la forza vitale dei figli e dei giovani dice no alle vecchie credenze, alle eredità, ai gorghi e alle spirali dentro le quali gli adulti li trascinano (d’altronde il titolo internazionale recita proprio The Spiral). Certo, la ribellione e la vendetta non portano sempre (praticamente mai) ottime risoluzioni, ma la vita è dura a prescindere e i figli di oggi saranno i genitori di domani, come la protagonista Matilda Lutz in A Classic Horror Story (2021, diretto insieme a Roberto De Feo).
Convince sempre di più Strippoli, in qualche modo simbolo delle cucciolate che le istituzioni (in questo caso, il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma) allevano, non senza dolori e errori, per rinfoltire le fila degli autori del cinema italiano, se mai fosse questa la via più congeniale. Si scorge sempre un accenno a questi figli, esuli che partono per cercar fortuna, che alle volte a certi registi più adulti, più o meno meritevoli, imparano a dargli del tu e a chiamarli insegnanti. Si scorge nei suoi personaggi, anche quelli più marginali, il sogno, tenero e presuntuoso, di fare i film. Sono accenni davvero piccolissimi, che solo chi vive o ha vissuto la stessa condizione di Strippoli, in prima persona o tramite racconti d’altri, coglie. Ancora una volta, un ritorno, un'altra grande immagine nella sua mente, e cioè il rapporto tra l’individualità e il collettivo. Che sia un paesino calabro o friulano, una città o una capitale addirittura, queste istituzioni si reggono sulla condotta di uno o due anime, che inconsapevolmente e pure sbagliando, le salvano e le mantengono in vita. E quindi è bello seguire Strippoli nelle sue storie, nelle sue inquadrature che puntano in grande, a salvare la famiglia e il mondo, servendosi del genere, girando a Bari e a Roma come fossero Hollywood. Abbasso i timidi, quindi.
Un’ultimissima cosa e vado via, lo scrivo quasi solo per me: in una sequenza straziante, dove un brutto incidente accade contemporaneamente alla vittoria dell’Italia ai Mondiali del 2006 si sente Nessuno dei Baustelle.