Da cosa dipendono le nostre passioni? Da cosa dipende il lavoro che facciamo? E ancora, da cosa dipendono le nostre aspirazioni e i nostri sogni? C’è una componente legata all’indole di ciascuno, così come sicuramente a influenzarci sono il luogo in cui nasciamo e la famiglia con cui cresciamo, questo è chiaro. Ma siamo proprio sicuri che una grossa componente di ciò che siamo non dipenda dai nostri amici, da quelle persone con cui abbiamo potuto condividere e dare sfogo alle passioni? Questa suggestione mi accompagna da sempre, perché per quanto mi siano sempre piaciuti i film, forse non sarebbero mai diventati qualcosa di così centrale nella mia vita se non avessi condiviso questa passione con chi mi è stato vicino negli anni; è così che tutto si è fatto tangibile fino a diventare una cosa seria. Hirokazu Kore'eda esplora suo questo pensiero nel suo Look Back, presentato in concorso a Venezia 83 proprio nei giorni in cui è disponibile in sala il suo imperfetto Sheep in the Box.

Tratto dall’omonimo manga di Tatsuki Fujimoto, già trasposto nell’anime del 2024, il film mette al centro della vicenda Ayumu Fujino, disegnatrice unica, ammirata e incontrastata, delle strisce di fumetti del giornalino della scuola elementare che frequenta. Un giorno però a insidiare il suo primato arriva la non frequentante Kyōmoto, che, seppur meno creativa sul piano narrativo, dimostra un’abilità tecnica di gran lunga superiore. Si influenzeranno a vicenda senza neppure conoscersi, finché i loro cammini non si incroceranno, portandole ad anni di proficua collaborazione e profonda amicizia. 

Per prepararmi a questo festival avevo letto preventivamente il manga, che mi aveva lasciato perplesso. L’anime non mi aveva poi lasciato sensazione diverse. Non erano male, ma non riuscivano del tutto a parlarmi. Kore'eda invece ha fatto centro, fungendo in qualche modo da amplificatore di tutto ciò che pure era già lì, sotto i miei occhi. Ho rivisto per tre volte la stessa storia – per davvero, le modifiche tra le tre opere è praticamente nulla sul piano narrativo –, eppure per la prima volta mi è sembrato di capirla, di essere stato sedotto e catturato, fino ad una grandissima scarica di emozioni sul finale. Look Back è la dimostrazione che qualsiasi soggetto non ha di per sé un effettivo valore finché non viene messo in scena, perché a fare il film alla fine è sempre il suo regista. In questo caso Kore'eda conserva interamente la vicenda delle tavole originali, ma amplifica i momenti destinati al rapporto tra le due amiche in funzione della passione comune. Le sequenze in cui queste disegnano insieme sono molto più estese, private del parossismo del fumetto ma rese nella loro dimensione più materiale. Sembra quasi di far parte del gruppo di lavoro e di stare assistendo in presa diretta a qualcosa di entusiasmante. 

Attraverso l’azione e la postura delle due nei confronti del foglio, della scrivania, nonché tra di loro, è possibile comprendere al meglio ciascuno dei due personaggi. Quali sono le loro peculiarità, le loro somiglianze e le loro differenze, quale sia il ruolo di ciascuna delle due all’interno della coppia e quanto valore abbiano l’una per l’altra, il contributo che ciascuna dà al progetto condiviso. Kore'eda mostra il disegno come fosse un gioco, entusiasmante e divertente ma non per questo meno serio e partecipato con la massima dedizione, come capita d’altronde quando a dipendere dal nostro lavoro è anche qualcun altro che consideriamo importante o speciale. Allora si torna al quesito iniziale: le nostre passioni sarebbero tali se non potessimo condividerle con qualcun altro? Probabilmente no, risponde il cineasta nipponico. Che sembra guardare indietro, magari ai suoi stessi esordi o a prima ancora, a quando fare cinema magari era un’avventura spensierata, senza la gravità imposta dalle aspettative del pubblico o dal gigantesco apparato delle grandi produzioni. Qui appare chiaro come Kore'eda sia stato Ayumu e come abbia avuto anche lui una sua Kyōmoto, lo si vede da come le inquadra, da come sembra conoscere la materia di prima mano. E pensate anche voi a dove siete ora e a chi vi ha permesso di arrivarci. Talvolta si rimane insieme per una vita, in altri casi le strade invece combaciano per un breve tratto per poi separarsi. Ma dentro resta sempre almeno una traccia, che continua ad agitarsi e a permetterci di conservare quella passione che ci consente di fare ciò che facciamo con un pizzico in più di spensieratezza.