È possibile cambiare? Oppure siamo destinati a rimanere per tutta la vita identici a noi stessi, costretti a somigliare a come eravamo anche nel peggiore dei nostri giorni? Sono le domande che si pone Paul Schrader nel suo nuovissimo The Basics of Philosophy, presentato fuori concorso all’83ª Mostra del cinema di Venezia. Apparentemente siamo di fronte al classico film del cineasta statunitense: un uomo è alle prese con un segreto rimasto sepolto nel suo passato che però adesso sembra riemergere inesorabilmente. Eppure non è così. Non solo, per lo meno. Certo, non si può dire che questa volta il regista abbia fatto la rivoluzione, ma a 80 anni compiuti probabilmente i cambiamenti sono questione di sfumature e Schrader è allora abile a spostare il focus abbastanza da rendere il suo cinema nuovamente interessante.
Non abbiamo più davanti agli occhi un uomo in cerca di redenzione, che reprime i propri sentimenti e i propri desideri carnali per espiare i propri peccati come avveniva in First Reformed, Il collezionista di carte o Il maestro giardiniere. E neanche un anziano che poco prima di morire vuole confessare tutti i suoi segreti più oscuri come nell’ultimo Oh, Canada. John Jorrisen, protagonista di The Basics of Philosophy, è ben lontano tanto dal senso di colpa quanto dal pentimento. Quando era ancora un ragazzo, ha molestato Miguel, un quattordicenne a cui dava lezioni di piano. Il padre ha insabbiato il caso a suon di quattrini e gli ha intimato di vivere mantenendo le apparenze. Oggi John allora è un professore universitario di filosofia, studia ossessivamente Spinoza e ha una relazione con una propria collega, con la quale non riesce però a consumare il rapporto. Quando improvvisamente Miguel torna, seppur discretamente, nella sua vita, Jorrisen sprofonda nel dubbio. Chi è davvero? Quello che 20 anni prima aveva provato attrazione per un adolescente al punto da molestarlo o il rispettabilissimo cittadino cristiano eterosessuale del presente?
Vaga nelle sue giornate, talvolta lasciandosi trascinare da quel ragazzo che aveva tenuto nascosto perfino a se stesso, libero di esplorare il piacere nei corpi uguali al suo. Talvolta invece reprimendolo e spingendolo nuovamente indietro verso quell’io passato da cui è fuggito. I fondamenti di filosofia gli servono allora per riflettere su se stesso, per comprendere se la sua trasformazione non sia altro che un’illusione. Interroga Spinoza sull’argomento. «La ragione ti cambia in meglio, la passione ti cambia in peggio». Questo è quindi il dilemma: John è un uomo di passione o di ragione? Dapprima sembra porsi dei quesiti sinceri a proposito, sconvolto dalla possibilità che quanto si era lasciato alle spalle possa improvvisamente riemergere. Quando la passione prende decisamente il sopravvento però, la filosofia diventa un appiglio, la possibilità di giustificarsi quantomeno sul piano intellettuale. Con il passare dei minuti la forbice tra ragione e passione, tra repressione e desiderio di libertà, si fa via via sempre più ampia, fino a dilaniare il protagonista da dentro. Il John del passato si abbandona ai desideri respinti, vergognosamente, e il John del presente rilancia, esibendo la propria virilità ed eterosessualità.
Da tanto tempo Schrader non era così preciso nel presentare un personaggio nel suo infrangersi e nel raccontare lo sgretolamento di tutte le sue convinzioni. Si allontana dai percorsi di redenzione piuttosto lineari dei suoi ultimi film – alcuni peraltro migliori di questo nella loro totalità. Purtroppo però le lancette scorrono anche per lui e il peso della macchina da presa sembra essere maggiore. Non ci sono qui gli spunti di American Gigolò, di Mishima o di Hardcore. Non ci sono più però nemmeno quelli di First Reformed o de Il collezionista di carte. La fatica si continua a sentire come già nel precedente, goffo e mal riuscito Oh, Canada. Al contrario di quest’ultimo però The Basics of Philosophy rimane un film vivo, in cui si agita della sostanza e che conserva la complessità di scrittura di uno Schrader ancora in forma. È un buon film minore di un autore gigantesco e ce lo godiamo così com’è.