La domanda «Did you kill people?» potrebbe essere rivolta a uno dei tanti personaggi che hanno attraversato il cinema di Shin’ya Tsukamoto, corpi che da sempre sembrano trovarsi in guerra contro qualcosa, contro la città, contro la macchina, contro la loro stessa carne o la loro mente. Perché la violenza non è mai stata un elemento estraneo nei suoi film, anzi, è stata il suo fulcro attorno a cui orbitano corpi che si deformano, si contaminano e cercano, spesso senza riuscirci, una forma diversa per continuare a esistere. Ma negli ultimi dodici anni, la filmografia del cineasta giapponese sembra virare, in modo spontaneo e forse prevedibile, verso una strada lontana dall’epilessia visiva e dalle brutalità urbane del e sul corpo mostrificato che hanno a lungo definito il suo immaginario underground. Attraverso questa nuova via, più pacata e contemplativa, continua però a interrogarsi sulla violenza sempre presente ed esplicita, facendo della guerra, del war movie, il fulcro del discorso fondativo della sua poetica, osservandola da angolazioni spazio-temporali diverse. Parte nel 2014 con Fires on the Plain, raccontando l’unico superstite di un plotone che verso l’epilogo della guerra mondiale si trova solo e disperso nelle Filippine; passa per Hokage - Ombra di fuoco (2023), sempre in Giappone, stavolta nel dopoguerra, una prostituta, un orfano e un soldato tormentato dalle battaglie costruiscono una fragile convivialità e giunge finalmente a Mr. Nelson, Did You Kill People? (che solo con il titolo rimanda direttamente a Killing del 2018, un breve e programmatico intermezzo-analisi sull’uccidere), che si presenta come un punto apicale, almeno fino a questo momento, di tutto il suo cinema.
Il corpo si contorce ancora a causa dei rumori assordanti. Invecchia. Porta con sé un trauma che non riesce ad espellere. Allen Nelson cresciuto a New York in una famiglia povera con un padre manesco, si arruola nei Marines a diciotto anni e nel 1966 viene inviato in Vietnam, dove l’ideale eroico del soldato si infrange davanti alla brutalità della guerra, costretto a uccidere civili di ogni età (perché ha ucciso delle persone, Mr. Allen? la domanda attorno a cui orbiterà il film). Tornato in patria a ventitré anni, è perseguitato dagli orrorifici ricordi del fronte e dall’insonnia. A tenerlo legato al mondo rimane soltanto il dottor Daniels, psichiatra di un ospedale per reduci.
Proprio con Mr. Nelson, Did You Kill People? lo studio sulla violenza proposto dal cineasta giapponese sembra essere giunto ad una sua conclusione. Se nei primi film la violenza e le sue conseguenze erano immediatamente riconoscibili nella carne, nel sangue, nelle mutazioni o nei corpi sottoposti a una pressione che li rendeva quasi irriconoscibili, qui invece la violenza è sedimentata, è diventata memoria elaborata dopo anni e anni di psicoterapia (la maggior parte del film è una seduta con il suo psicologo Neal Daniels inframezzato da flashback). Anche la scelta del Vietnam assume un valore particolarmente rilevante. È un conflitto ormai storicizzato, fissato nell’immaginario collettivo, raccontato e riscritto innumerevoli volte dal cinema, soprattutto americano. Negli ultimi anni, uno dei pochi ritorni davvero significativi a questa guerra attraverso la prospettiva dei reduci era stato Da 5 Bloods (2020) di Spike Lee, nel quale un gruppo di veterani tornava in Vietnam, sul luogo delle atrocità commesse e subite, portandosi dietro un passato fantasmatico che non aveva mai smesso di essere presente. Proprio perché con le tante guerre sparse nel mondo il Vietnam appare fuori tempo, diventa necessario raccontarlo nuovamente, cosicché la ricerca e la divulgazione servano a conoscere e a non ripetere gli sbagli. Questo non significa che Tsukamoto vuole rendere il Vietnam una metafora immediatamente riconoscibile del presente. Lascia che la storia di Nelson conservi una certa distanza temporale, quasi che quella distanza renda ancora più evidente la persistenza della violenza nel mondo.
Allen Nelson è morto nel 2013, ma per anni aveva raccontato la propria esperienza nelle università e nelle conferenze, soprattutto in Giappone, tornando continuamente su ciò che aveva visto e fatto. Lascio qui, in conclusione, il puntuale commento di Tsukamoto al film:
«Mentre lavoravo all’adattamento cinematografico di Fires on the Plain ho consultato un’ampia gamma di testi, ma l’opera di saggistica più sconvolgente in cui mi sono imbattuto è stata Mr. Nelson, Did You Kill People? Allen Nelson ha ucciso molte persone durante la guerra del Vietnam ed è stato perseguitato dalle conseguenze del conflitto per tutto il resto della vita […] Allen, al contrario, ha scelto di testimoniare con trasparenza, restituendo così un senso alla propria esistenza e aiutando molti a comprendere la cruda realtà della guerra. Anch’io sono tra coloro che hanno compreso il vero orrore del conflitto attraverso il suo racconto. Considerato lo stato attuale del mondo, ho avvertito come priorità assoluta la necessità di riportare in vita la sua storia».